Le Piante Magiche. Nell’Antichità, nel Medioevo e nel Rinascimento

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10,50

2008
pagine 119

Descrizione

n magia e stregoneria l’impiego delle sostanze vegetali non si limitava a una forma di erboristeria, a una specie di farmacia primitiva e parascientifica. I sapienti d’un tempo conoscevano a fondo (in molti casi più a fondo di noi) le virtù terapeutiche delle erbe, dei semi, delle radici, delle varie parti di ogni specie di pianta; sapevano come trarne rimedi adatti alla cura di ogni genere di patologia. Ne conoscevano inoltre le virtù psicotrope: ovvero, i loro effetti non soltanto sul corpo fisico, ma anche sulla mente. Ma non limitavano a questo le loro cognizioni: sapevano che, al di là degli effetti fisici di una sostanza, essa era parte di una realtà immensamente vasta e complessa, e le sue funzioni non potevano essere spiegate compiutamente senza tener conto di tutta l’immensa trama di corrispondenze che avvolge, compenetra e rende coerente il Tutto. Da questo sapere e consapevolezza emergeva l’uso magico delle piante, un uso ben più esteso del semplice impiego come medicinali. In questo piccolo classico dell’esoterismo, apparso alla fine dell’Ottocento, il medico e rosacroce francese Emile Gilbert per la prima volta analizza le sostanze usate nella tradizione magica tenendo presente non soltanto l’aspetto scientifico, ma anche e soprattutto la natura “trascendente” delle sostanze vegetali in uso presso le comunità magiche. Nessun altro prima di Emile Gilbert aveva fatto alcunché di simile, e ben pochi l’hanno imitato, ancor meno con pari efficacia.

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